Il mondo comincia dove finisce.

31 dicembre 2012 da Mauro

Il 31 dicembre di due anni fa avevo bisogno di allontanarmi dal mio mondo e di lasciarmelo alle spalle. Scappai a Bangkok e scrissi un post intitolato: L’anno comincia lontano.

Il 31 dicembre 2011 invece, atterravo in Messico (da quell’esperienza derivano le foto che vedete a corredo di questo post – cliccateci sopra per vederle grandi!) per guardare da vicino i figli di quei Maya di cui si sarebbe parlato all’inverosimile nei mesi successivi.

Persi un occhio mentre l’aereo toccava il suolo della capitale e lo ritrovai cinque giorni dopo grazie alla dottoressa Ines Mendoza, un metro e sessanta di tipa buffa, vestita sempre in tuta e uscita direttamente da un film di Rodriguez.

L’unico post scritto con un occhio solo si intitolava: L’anno comincia dove finisce.

In quelle righe mi auguravo che la fine arrivasse sul serio e che ai puntini di sospensione spettassero soltanto quei momenti di dubbio che servono a rintracciare la verità, e così è stato.

Il mio 2012 è stato un anno di finali e fortunatamente non c’è stato bisogno di aspettare dicembre.

Ho portato alle estreme conseguenze alcuni miei propositi e raso al suolo il mio modo di relazionarmi col mondo del lavoro partendo da quello che voglio e non da quello che credo gli altri vogliano da me.

E per chi, come me, ha fatto delle sue passioni, dei suoi interessi, dei suoi sogni e del suo bisogno il proprio lavoro, capirete che è un radicale cambio di prospettiva.

In questi undici anni ho imparato qualcosa da tutti quelli che ho incontrato e sono stato fortunato: i migliori di me erano in netta maggioranza rispetto ai peggiori.

I migliori mi hanno regalato gli obiettivi, i peggiori l’esperienza.

E mi è apparso finalmente chiaro che il lavoro non è ciò che mi chiedono.
Non è un’urgenza. Non è un conflitto. Non è una questione di vita e di morte.

Il mio lavoro sono io.

Io che l’unica cosa che so fare è inventare storie da raccontare.
Che siano a fumetti o stampate su pellicola, che siano interpretate da attori o da disegni animati, che siano per uno spot, una canzone, una serie o anche solo per questo blog, sono sempre storie da inventare e raccontare.

E per farlo devo muovermi, incontrare, conoscere, parlare, confrontarmi, viaggiare, leggere, guardare, scoprire e cercare.

Per questo ho deciso che il mio 2012 si concluderà come fa l’Adriatico quando si mischia allo Ionio davanti alle spiagge di Leuca.
Finirà svanendo nella bocca del 2013 che si apre con il viaggio più lungo della mia vita.

Tra due giorni lascerò Bangkok alla volta di Ayutthaya, la vecchia capitale.
Da lì, a bordo di autobus scalcagnati e improbabile motociclette percorrerò la provincia del Chiang Mai e risalendo il fiume Mekong entrerò in Laos.
Da Vientiane, proseguendo di giungla in paesini, arriverò in Vietnam, ad Hanoi prenderò un volo per una veloce sortita ad Hong Kong e una volta tornato, partendo da Halong Bay, scenderò lungo la costa vietnamita fino a raggiungere Ho Chi Minh (“Saigon… shit. I’m still only in Saigon… “) e, se tutto va secondo i piani, arrivare finalmente in Cambogia fino al tempio di Angkor Tohm.

Trentuno giorni e uno zaino.

Con me, una nikon per fermare le immagini, il portatile per mettere a fuoco i pensieri e l’unica compagna di viaggio che si possa desiderare:

Spero di tornare pieno di storie da raccontare, sono sufficientemente grasso da poterle contenere tutte.

Buon nuovo mondo a tutti.

 

Scritto in me, messico, mondo

2 commenti

  1. Alberto -

    Quando sarete in Laos, salutatemi Werner Herzog.

    .A.

  2. Mauro -

    Presenterò! 😀

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