Arezzo Wave: da Edda fino ad Olga.

18 luglio 2012 da Mauro

Ore 2.40.
Premo invio sulla mail che contiene in allegato la mia sceneggiatura e posso andare a dormire.
Ho la sveglia tra 4 ore e poi partirò alla volta dell’Arezzo Wave.
Poco male, sembra che la febbre mi sia passata, ora rimangono solo litri di morbido moccio.
Si può fare. Come si suol dire: meglio moccio che Moccia.

Ore 7.00.
Apro gli occhi. Mi lavo un po’. Scrivo il post. Mi lavo un altro po’. Caffè. Mi lavo. Mi vesto. Videocamera. Zaino pronto. Via.

Con Martina e Carolina voliamo fino alla stazione tuscolana dove 3 dei 5 blogger mi stanno già aspettando.
Mi viene incontro Rrobe che fotografa qualsiasi cosa da quando si è svegliato.
Fico.
Sto facendo lo stesso con la videocamera quindi siamo due cowboy che duellano all’alba armati dei loro rispettivi attrezzi fermatempo.

Gud sembra stia male tipo me. Ma lo fa con stile.
Conosce i nomi di almeno tre medicine il che lo rende, ai miei occhi, a metà tra un guaritore di D&D e uno sciamano sioux.

Ottokin, invece, sembra si sia camuffato da cosplayer di Homer Simpson ma io me ne renderò conto veramente soltanto arrivati al primo autogrill.

Ciambelle...

La colazione che mi sveglia è un sapiente mix di girella infilzata (quella da un euro e quaranta, sono sicuro che l’altra me l’avrebbero data gratis)

e Zerinol Flu a manetta. Che è tipo diecimila volte più buono della Fanta e del Brioschi messi insieme.

A questo punto, completamente riavviato e col defrag eseguito, posso finalmente considerare iniziato il mio viaggio!

L’Arezzo Wave per me è un pezzo di cuore.
E’ stato il primo festival a cui ho partecipato nella mia vita e lo amerò per sempre non fosse altro perché c’ho visto suonare C.S.I., Nick Cave con i Bad Seeds e i Sonic Youth.
Respect Arezzo Wave. Respect.

Per il festival questo è un anno importante.

Dopo l’esperienza in giro per  lo stivale della sua incarnazione Italia Wave, si torna dove tutto è cominciato , ed è nei parchi e nelle strutture attrezzate del capoluogo toscano che si giocherà la partita di questa edizione 2012.
I nomi in cartellone, ad una prima impressione, denunciano uno stato non troppo rassicurante.

Basti pensare che al nome più interessante, in termini di eco di pubblico, è stata affidata la serata di apertura di giovedì e non il classico main event del sabato sera (che invece tocca all’internazionale Yann Tiersen).

Ma per fasciarmi la testa decido di aspettare di cadere per cui mi predispongo a godermi le proposte del festival e mi riprometto di tirare una linea a fine esperienza.

In tutto ciò, Arezzo ci accoglie.
Chiamiamo i tizi di Google Maps per dirgli che si sbagliano a scrivere che possono volerci dalle 2, alle 3 ore e un quarto, e li avvisiamo che noi, per arrivare da Roma, ce ne abbiamo messe cento, ma mica a causa del nostro pilota che è stato un fulmine, nossignore.

Poi vediamo arrivare verso di noi due loschi figuri:

Abbracci, abbracci e ancora abbracci, ci ricongiungiamo ad Andrea, il quinto blogger, e diventiamo un Supercar Gattiger di felicità e cazzate a raffica.

Menzione d’onore per il valido sesto elemento aggiunto: Jonny dell’organizzazione del festival.
Con lui ci sono anche due valide fanciulle, Pamela & Marzia, le nostre nuove maestre, le salutiamo e poi corriamo verso i posti in fondo, dove sembra che stia per esibirsi Edda.

Arriviamo al Wake Up Stage che ancora i One Way Ticket non hanno finito la loro esibizione, ma quel che vedo è veramente troppo poco per stabilire se sì, se no, se boh, quindi taccio fino al momento buono.

Mi guardo intorno. Vuoto. Mh. Brutto segno.
Poi guardo meglio.

E scopro che in realtà sono tutti camuffati sotto le oasi d’ombra per tentare di ripararsi da sole.

Noi 5Blogger, come un sol uomo, decidiamo che è cosa buona e giusta seguire la tattica di guerrilla attuata dal resto della popolazione indigena, e ci adeguiamo.

Non passano 5 minuti che l’ex cantante dei Ritmo Tribale ci si palesa in tutto il suo splendore.

Dopo l’uscita della sua seconda opera solista “Odio i vivi”, Edda sta vivendo, a dispetto del titolo, una fase di profondo amore, soprattutto da parte di quello zoccolo duro di appassionati che si fa di volta in volta più grande e che non sembra voler smettere di dimostrargli il proprio affetto.

http://www.youtube.com/watch?v=l64ZmlP21dQ

“Odio i vivi e ho i miei motivi” canta, e non abbiamo dubbi nel ritenere che sia vero, ma la rabbia che riesce a tirar fuori dal palco sembra un unico, continuo, inno alla vita.

http://www.youtube.com/watch?v=1Q8mFCEmq-g

Sarà il sole, saranno i colori, sarà il bambino che lo accompagna sul palco, ma Edda sembra sereno nell’esibirsi come fosse davanti ad una folla oceanica, nello scherzare sulla scaletta tutta sbagliata, nel complimentarsi con alcuni illustri ospiti tra il pubblico, nell’urlare dediche sghembe per le quali è impossibile non adorarlo.

http://www.youtube.com/watch?v=6JR3CkNSlUY

Un’ora dura la sua esibizione e, saltellando qua e là tra il suo repertorio recente

http://www.youtube.com/watch?v=8UscQb462EI

Edda trova anche il tempo di farci ascoltare la sua versione di Suprema, brano originariamente composto e interpretato da Moltheni.

http://www.youtube.com/watch?v=u8UlHyuvZoA

Edda, al secolo Stefano Rampoldi, è un artista non ancora stanco di cercare.
Non ancora fermo sulle sue posizioni.
Non ancora definibile in alcuna forma conosciuta.
Non ancora incanalabile in un percorso stabilito

Quello che si esibisce sul palco dell’Arezzo Wave è, come sempre, un Oggetto Non Identificabile, caduto su questa terra per colpire forte e scuotere dal loro torpore un gruppo di persone aggrappate alla propria ombra.

Con noi ci riesce.

In pieno.

Fomentati dalla bella esibizione, facciamo un salto in albergo e, su consiglio dell’enturage del festival, ce ne andiamo a pranzo nella trattoria di Olga.

Olga è il filo che corre tra Roma e Arezzo. La Sora Lella a tavola con l’ironia toscana.
Il meglio delle due culture tutto in un donnone scorbutico per finta e sorridente per davvero.

Chiaramente, sono pazzo di lei nel giro di 4 minuti.

Olga mi racconta dei suoi anni trascorsi nel ristorante, di quanto è bella la nipote, del suo fidanzato di Milano, del figlio che lavora in sala e che si preoccupa di gestire il locale, il tutto, continuando a piegare le buste e a rimbrottare i clienti che si attardano o che non mangiano. Per poi rassicurarli ogni volta dicendogli che sta scherzando.

Stila anche una sua personale classifica dei più appetibili tra i 5Blogger e la vinciamo io e Andrea.
Che fosse una donna di gusto lo si capiva fin dall’inizio.

E di gusto sono anche i piatti che ci porta a tavola.

Nell’ordine mangiamo:

Salumi e formaggi toscani.
Ciaccia col prosciutto.
Tortelli di patate.
Filetti al lardo di colonnata.
Fagioli.
Cantucci al vino.

E la qualità è così alta che ad ogni portata facciamo questa faccia

e gli assegnamo ben quattro balloon su cinque della nostra personale classifica di gradazione.
Il quinto non glielo diamo perché siamo cacacazzi e non siamo mai riusciti a bere acqua fresca. Né il primo, né il secondo giorno.

Ma se siete da quelle parti e volete mangiare bene, i 5Blogger dicono “Olga”.
Magari con un po’ di ghiaccio a parte.

O al massimo lasciatevi annaffiare da Olga prima di entrare.

Fine prima parte.

Nelle prossime puntate scoprirete come i nostri eroi sopravviveranno alla guida di macchine supersoniche, tra i fumi di antiche danze africane, arrampicati su delle pareti verticali, conferenze sul destino del mondo (del fumetto) e alle interviste dalla radio del festival. Il tutto, come al solito, ben condito dalla solita ammucchiata di foto e video.

3 commenti

  1. Meme -

    ei ma io paolhomer non l’avevo notato!

  2. Loriana -

    adoro come hai descritto Edda, lui è così

  3. Mauro -

    @loriana
    Grazie!

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