The Tree Of Life – Recensione.

25 maggio 2011 da Mauro

Dura 138 minuti la Smisurata Preghiera di Terrence Malick.

Una preghiera laica sussurrata, e a volte urlata, sullo sfondo dello scontro quotidiano tra la Natura e la Grazia.
Gli estremi che danzano, giganti, sulle stelle e sui pianeti, che trovano la vita nascosta nell’incontro tra due cellule e nelle fiamme dell’apocalisse solare conducono l’esistenza a quell’entropia verso cui tutto tende.

L’infinitamente grande che non si può contrastare, che non si può dire, che non si può afferrare,  che si può solo, al massimo, provare a mostrare, insieme all’infinitamente piccolo che, giocando sullo stesso piano, prova a dare risposta ai cosa, ai come, ai perché.

Lo smarrimento di un uomo di fronte a un lutto. I moti terrestri, solari, universali.
Cosa ci distingue, cosa identifica il nostro ruolo? Cosa siamo noi?

Se la Natura è incontrollabile ma soprattutto sorda, non sarà un dio inventato, ma la Grazia che tutto può abbracciare (anche l’istinto di una creatura primordiale)  l’unico elemento che ci permette di non venirne travolti ma di viverla trovando il nostro posto nell’ordine delle cose.
Nella risultante del conflitto tra il macro e il micro sta la risposta, la chiave, il motivo per continuare a camminare in mezzo agli altri.

Madre, padre, siete entrambi in conflitto dentro di me“.

E’ il pensiero che ossessiona il piccolo Jack (il giovane Hunter McCracken al suo esordio cinematografico).
Primo dei tre figli che compongono la famiglia degli O’Brian in quell’america di passaggio tra la campagna rurale e l’industrializzazione dei piccoli centri che era il Texas degli anni ’50.

Jack che è cresciuto inadeguato tra l’educazione urlata di un padre padrone (splendidamente interpretato da Brad Pitt che arricchisce di un nuovo, indimenticabile, personaggio – dopo il James Cole di Twelve Monkeys, il Tyler Durden di Fight Club e l’Aldo Raine capo dei tarantiniani Bastardi senza gloria, la sua galleria di caratteri in cui il lavoro sul corpo, sulla fisicità dell’attore va di pari passo con l’interpretazione emotiva)

aggressivo nei modi quanto fragile nelle emozioni e incapace di reagire a qualsiasi contesto possa rivelarglisi avverso (la perdita del suo ruolo dentro casa, la perdita della certezza data dal lavoro).

Jack che è cresciuto coccolato e protetto dalle attenzioni e dalla cura di una madre solare, candida, dolce e presente

interpretata da Jessica Chastain alla sua prima vera grande prova sul grande schermo.

Jack che è cresciuto con un fratello sempre migliore di lui. Sempre più piccolo di lui. A cui tendere e da sconfiggere. Da abbracciare ed eliminare nella corsa alla sopravvivenza.
Jack che è cresciuto con un secondo fratello di cui poco è dato sapere perché poco ha inciso sulla sua crescita.

Un padre che è Natura mutevole, che travolge col suo impeto ciò che gli si para davanti ma allo stesso tempo crolla davanti all’incedere degli eventi.
Una madre che è Grazia e per questo sempre simile a sé stessa nella forma di un sorriso, di una corsa, di una danza.
Un fratello che è migliore di quello a cui vorrebbe tendere.
Un fratello che è troppo distante da queste problematiche per preoccuparlo.

Strade. Vie. Porte.
Di quante radici diramate nel sottosuolo della sua casa, di quanti rami allungati verso l’alto, è composto l’albero della vita di Jack O’Brien adesso che è un adulto perso nel labirinto delle costrizioni sociali ed emozionali?
Chi è il Jack di oggi, con il volto e le paure di uno Sean Penn spaesato e privo di punti di riferimento?


Qual è il suo ruolo e cosa fare per comprenderlo? A Chi affidarsi nel giorno della perdita di sua madre, unico elemento ancora in vita di quella che è stata la sua famiglia?

Al Dio a cui gli è stato insegnato di rivolgere le sue preghiere?
Al lavoro cui si deve ogni sacrificio della vita quotidiana?
Alla ricerca o alla conferma di un amore stabile e solido con cui costruire una nuova famiglia?

Al ricordo. Al perdono. Alla Natura. Alla Grazia.

Malick filma e firma il suo testamento (po)etico affidandosi ad una lunga e continua serie di immagini meravigliose, intime, epiche e minimali

cui la fotografia del decano Emmanuel Lubezki regala la luce eterna delle immagini statiche di un Gregory Crewdson lontano da Lynch e più vicino all’America che sa di cosa parlare quando parla d’amore raccontata nei frammenti di Raymond Carver.
L’occhio del regista statunitense segue le origini del mondo con distacco fermo ed estatico ma è pronto a far volare la il suo punto di vista con un trasporto leggero e soave (“Sembra quasi il punto di vista del vento” dirà il mio amico regista/scrittore Ivan Silvestrini) quando si tratta di seguire la crescita dei personaggi di cui viene raccontata una storia volontariamente piccola.

Un momento di universo. L’infinitesimale del tutto.

Un frattale che ci appartiene ed è della stessa materia di cui è fatto ognuno di noi.

Stellette? 9 su 10.

P.S.
Per apprezzare appieno il film è assolutamente sconsigliato:
– Andarlo a vedere dopo le 20.30.
– Permettere ai cazzoni in sala di parlare, bofonchiare, ridere.
– Accettare chi ne dirà peste e corna proprio per gli stessi motivi per cui voi lo avete amato.
– Ammettere che la migliore recensione possibile l’ha fatta quel tizio che l’ha definito “un meraviglioso screensaver di due ore e venti”

Scritto in cinema, recensione

23 commenti

  1. flaviano -

    molto bella. anche se alla fine non hai detto se ti è piaciuto. ma forse non era poi così importante 🙂

  2. SìmoNella -

    <3 bellissimo, la cosa delle ombre, e i punti di vista basso e alto. lei. la voce dei pensieri. i ragazzini. un paio di quarti d'ora solo immagini e musica potentissimi, senza trama, un unico evento, che è l'atavico ciclo a cerchio vita-morte-vita, un film sulla fiducia (fede?), lieve e pesante, pensavo che a un certo punto tutti gli autori arrivano a confrontarsi con la questione, anche io ho pensato ai frattali.. (il mio amico uscendo ha detto : non lo so se mi è piaciuto proprio però mi è piaciuto, ecco)

  3. Fra le mucche e i girasoli… « Cidindon’s Weblog -

    […]  – (UPDATE: letture consigliate dopo aver visto il film per discutere e approfondirne il senso: uno, due, […]

  4. Black75 -

    il poster è un qualcosa di meraviglioso e forte.

  5. Riccardo Torti -

    Al D.A.M.S si staranno facendo vagonate di seghe…

  6. giuli -

    purtroppo ho commesso un paio di errori.. sono andata a vederlo dopo le 20.30 e il cinema era pieno di imbecilli e ragazzine ( probabilmente attratte dalla presenza di Brad Pitt) che mormoravano e che alla fine hanno riversato nell’aria i loro lamenti e la loro rabbia per 7 euro sprecati. tutto questo mentre io ero pietrificata in religioso silenzio sulla mia poltrona. questo film è una meraviglia per occhi cuore e orecchie.
    il lacrimosa, l’Agnus Dei e la Moldava insieme a tutte quelle immagini sono qualcosa di indicibilmente bello.

  7. Mauro -

    @Flaviano
    Piaciuto. A tratti. Poi nell’intero.

    @Simonella
    Il tuo amico è saggio.

    @Black
    Già, questo film ha delle immagini potentissime.

    @Ricca
    Perché, per un infinitesimale momento in cui m’ero distratto, avevano smesso di farsele? 😀

    @Giuli
    Delle orecchie. Ho parlato troppo poco delle orecchie in effetti. E di kubrick.
    Evabbè.
    (ah, per la sala ovviamente eri libera di bastonare tutti con veemenza)

  8. SAIDA -

    Meraviglioso, eccezionale, se fosse un dipinto l’avrei paragonato alla capella sistina.carico di messaggi che ogni uno di noi pò interpretare a modo proprio. su Repubblica di oggi 30 Maggio c’e un’articolo di Emanuele Severino sull’argomento, lo consiglio ai lettori, molto interessante!

  9. viradaka -

    lo spot dell’8 x 1000 alla chiesa cattolica girato da stanley kubrick (preghiera laica?)

  10. Mauro -

    @SAIDA
    l’ho recuperato, grazie! Bella lettura!

    @Viradaka
    Fa più ridere quella del salvaschermo (anche perché se hai compreso il film, il concetto stesso di “dio” non ne esce bene. E si, preghiera laica, rivolta all’uomo e alla vita in sé, quindi, non ad un dio).

  11. viradaka -

    @mauro il teismo è così pervasivo che anche questo film non può non risentirne. per il resto hai ragione, potrei non aver compreso il film (e comunque grazie per avere voluto cogliere una sfumatura ironica nel mio, ahimé, più rassegnato giudizio). sussulto di petulanza: ma non ti è sembrata una – sia pure dissimulata – teodicea?

  12. viradaka -

    @saida “confesso” (!) che sono andato a vedere il film proprio perchè mi aveva incuriosito che il doctor implacabilis ne avesse scritto (testo più fumoso del solito, se devo essere sincero)

  13. viradaka -

    massimo gramellini “vita della albero L'” http://goo.gl/7yFF7 🙂

  14. Giovanni Bufalini -

    La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca.

  15. Anatol -

    Complimenti, recensione molto bella, delicata e poetica. Anche io mi sono cimentato nel recensirlo concentrandomi però sugli elementi prettamente filosofici della tradizione heideggeriana, agostiniana ecc. I consigli che dai sono ponderatissimi soprattutto il secondo 🙂 di cui ho esperienza.

  16. sary -

    semplicemente fantastico, stupendo. un sogno che dura due ore.

  17. sary -

    semplicemente fantastico, stupendo. un sogno che dura due ore. da rivedere subito

  18. Matteo -

    Io penso che un film così brutto nn l’avevo mai visto… DoPo 133 minuti di agonia avevo le palle che mi toccavano a terra… Dopo averlo visto avevo voglia di ammazzarmi!!

  19. daniela -

    un film bellissimo. ho respirato tutto il tempo…

  20. luponero -

    Non è un film. E’ un’emozione in immagini e suoni. Irrinunciabile.

  21. VERONICA -

    questo film permette a tutti noi di avere la possibilità di avvicinarci alla coscienza interiore alla vera essenza dell’anima alla verità e percepire le meraviglie della vita
    il vento
    il mare
    l’aria
    l’acqua
    l’amore verso gli altri
    è un pensiero collettivo che è in ognuno di noi siamo tutti capaci di vivere ma dobbiamo chiederci se lo facciamo davvero.
    abbiamo ricevuto questo immenso dono che è la vita talmente immenso che non riusciamo a immaginarlo dobbiamo solo attendere che colui che ha donato tutto cio a noi presto ritornerà nel frattempo: VIVI E AMA.

  22. Maury946 -

    Un contesto meraviglioso di suoni, di immagini, di pensieri che mi ha avvolto per tutto il tempo e mi ha trascinato con se….. splendido!!

  23. Giovanni Berardi -

    “The Tree of Life” non è un “semplice” capolavoro, ma un’esperienza totale.
    “The Tree of Life” verrà ricordato negli anni a venire come qualcosa di difficilmente avvicinabile, cinematograficamente parlando e non. Dirigere un film su Dio, sul Creato e su ogni singola individualità che abitano questo meraviglioso Universo non è semplice, eppure Malick lo ha fatto nel miglior modo possibile con il suo stile che si lega in maniera divina ad una narrazione di tale portata.

    Qui il link della mia recensione completa: http://mgrexperience.blogspot.it/2016/05/the-tree-of-life-di-terrence-malick.html

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