Oddio, ci siamo persi Moretti!

18 aprile 2011 da Mauro

“Il conclave è riunito per eleggere il nuovo Papa. Dalle urne esce il nome di Papa Leone XIV. Il nuovo Papa, ancora piuttosto giovane e di indole attiva e spigliata, sentendosi un po’ soffocare dall’ambiente iperformalizzato del Vaticano, un giorno “sparisce”. Si è nascosto a Montepetra, un paesino terremotato del Sud nel quale, sotto le mentite spoglie di un sacerdote qualsiasi, si darà da fare per la ricostruzione. Filmetto lieve lieve, che scivola presto nella favola.”

[Saving GraceUSA1986Commedia, durata 112′]   Regia di Robert M. Young
Con Tom ContiFernando ReyErland JosephsonGiancarlo Giannini.

Fonte: film.tv.it

Il soggetto è praticamente lo stesso.
Ma Moretti fa più ridere.
E più incazzare. Allo stesso tempo.
Ridere & incazzare.
Ma la rabbia non nasce (né arriva) da dove Nanni vorrebbe, bensì dai troppi perché rimasti in sospeso.

Se è apprezzabile il voler prendere le distanze da tutto ciò che ci saremmo aspettati dal film (e da un certo modo sabinaguzzantesco di dire la propria opinione riguardo una tematica così suscettibile di tifoseria), dall’altro risultano inspiegabili tutti i passaggi a vuoto che il regista compie senza quasi accorgersene (il suo ruolo? quello della moglie? – non ditemi solo per la battuta del deficit, eh! – quello del giornalista del tg2 censurato? quello della decisione su chi dovrà essere il papa?), distratto da una regia che è sempre meno sua e più omologata a quella grandeur italiana d’esportazione che qualche frutto, comunque, lo sta portando.
C’è tantissimo Moretti e non ce n’è mai stato così poco.
Per cui com’è ‘sto film?
Emotivamente forte e capace di portarti dove vuole, tra un Michael Piccoli in stato di grazia, un bel discorso sull’attore, il plauso del pubblico e una serie di linee di dialogo da culto immediato.
Contenutisticamente inconcludente, e seppur portatore di un entusiasmo momentaneo, ci si ritrova il giorno dopo a guardare fuori dalla finestra e chiedersi: ma a me, questo film, cosa ha dato?

Niente.
O comunque poco.
Quel poco di cui avresti anche fatto volentieri a meno.

Stellette? 5 su 10.

Scritto in cinema, recensione

9 commenti

  1. Irene -

    Pienamente d’accordo eccetto che per una frase £Emotivamente forte e capace di portarti dove vuole”…purtroppo no nemmeno quello…non mi ha portato proprio da nessuna parte.

  2. RRobe -

    Brutto e pure copiato.
    Ah, però.

  3. Sandro -

    Perché?
    A me i film che lasciano interrogativi piacciono.
    Io mi son portato a casa un sacco di domande alle quali tento di dare risposta.

  4. Mauro -

    @Irene
    Mentre stavo in sala a me m’ha preso. C’ero. Partecipavo. Vabbè, guardavo. 😀

    @Rrobe.
    Hommage!

    @Sandro
    Un conto sono gli interrogativi. Un conto le trame inutilmente aperte e così dimenticate.

  5. Rocco -

    Non ho visto il film con cui apri la recensione, ma da quello che scrivi non direi che il soggetto è lo stesso.
    Si parla sempre di un Papa che “scappa”, ma se nel film da te citato (a quanto capisco), la ragione è un'”iperattività” che non riesce a realizzarsi nell'”ambiente iperformalizzato del Vaticano”, nel film di Moretti questo nasce da un senso di inadeguatezza, disillusione e paura. E non ha nulla di costruttivo, nè ha la forza di una protesta: è semplice rassegnazione all’impossibilità di cambiare il mondo.
    In questo vedo molto della nostra società: ho 30 anni e se guardo alla generazione dei miei genitori, che è la stessa di gran parte della nostra classe politica e dirigente, vedo due tipi di persone: chi se ne frega e se n’è sempre fregato degli altri e si fa gli affari propri senza problemi e chi dopo aver sognato di poter costruire un mondo migliore e aver preso tanti pugni in faccia si è arreso (più o meno consapevolmente) al “chi me lo fa fare” abdicando sostanzialmente alla sua funzione di guida verso un rinnovamento e miglioramento della società.
    Ho visto questo nel Papa di Piccoli: un uomo stanco, che ha capito di aver creduto per tutta la vita in qualcosa che in realtà non gli interessa (o non gli interessa più) e che quando ha inaspettatamente ottenuto la possibilità concreta di cambiare le cose (per lo meno nel “suo” mondo) si è scoperto troppo spaventato per farlo.
    Del resto, per quanto progressista, può un Papa (un politico, un imprenditore, un professore, eccetera) 60-70-80enne avere il coraggio di cambiare il mondo in cui ha vissuto, pur avendolo criticato?

    Eppure nel Vaticano di Moretti le “nuove leve” (la mia e, credo, la tua generazione) dove sono in questo film? Si intravedono durante la partita di pallavolo a fare il tifo a bordo campo. E basta.

    Non so se Moretti volesse dire questo, ma questo è quello che ci ho letto. Sicuramente ci sarebbe altro da dire ma non sono mai stato bravo a interpretare i film (e i libri, e i fumetti).

  6. watanabe -

    sul plagio non mi soffermo. Non ne vedo il senso e l’utilità.
    Il film è altro a parer mio. E’ un buon film, magari non è il miglior Moretti. Ma è sempre un regista che vola alto nel panorama odierno.
    Mi fa sorridere, pensare e mi meraviglia per alcune scene.
    Un grandissimo Piccolì, ed un Moretti come abbiamo imparato ad amare nelle sue vesti di attore.

    Mi ha dato 2 ore stupende e per me è già tanto. Perchè pochi film di oggi ci riescono.

  7. Mauro -

    @Rocco
    Inizio citando il prode cajelli che nelle lezioni di sceneggiatura che tiene sul suo blog scrive così:

    “Per Soggetto, si intende questo:
    Titolo: Alamogordo 8 tavole autoconclusive.
    Uno sceriffo segue un pistolero, arrivano in una città dimenticata al confine con il Messico.
    Arrivano i dischi volanti, con a bordo i Grigi di Zeta Reticuli. Temporanea alleanza. Sconfiggono l’invasione aliena. Lui lascia andare il pistolero, gli da un po’ di vantaggio, poi riprende la caccia.”

    Quindi, che poi lo sviluppo della trama porti a due risultati completamente diversi, questo non va a negare il fatto che nel soggetto di entrambi i film si scelga comunque di raccontare la storia di un papa che viene eletto e, non sentendosi adatto per la carica, fugge e tutti si mettono alla sua ricerca.
    Nel primo caso, attraverso l’incontro con gli abitanti del paesino e con il suo rimboccarsi le maniche, capirà cosa fare, nel secondo caso, attraverso l’incontro con vari tipi di umanità e con il suo riflettere sulla sua situazione, capirà cosa fare.
    Quindi, come scrivo, a livello di soggetto sono molto, molto simili.
    Poi, chiaro, lo sviluppo è diverso perché diverso è il film che scelgono di raccontare, però quello che c’hai visto tu a me proprio non arriva.
    Ed è un peccato, perché sarebbe stato veramente un gran bel film!
    Il papa di Piccoli non è un papa che ha preso tanti pugni in faccia e si è arreso, è un personaggio che sognava di fare l’attore e non l’ha fatto. Che teme il confronto con un pubblico. Quindi forse c’è più un discorso sulle responsabilità che sulle speranze.
    Le nuove leve di cui parli non esistono, perché Moretti non le caratterizza come “nuove” rispetto alle “vecchie”, anzi, le unifica in un’unica pufflandia di simpatici e innocui picchiatelli. E niente di più (o almeno questo è quello che è arrivato a me).
    Quindi, il succo di questo discorso è: parla con Moretti prima del suo prossimo film, mi piacerà sicuramente di più! 😀

    @Watanabe
    Ciao!
    Questione plagio: mai scritto. Ho detto che il soggetto è praticamente lo stesso.
    Così come il soggetto di avatar è praticamente lo stesso di Pocahontas. Ma non mi sognerei mai di dire che Avatar è un plagio di Pocahontas.
    Detto ciò, che il film di Moretti mi abbia fatto sorridere, pensare e meravigliare, l’ho scritto anch’io. Il problema è che non m’ha lasciato proprio nulla dentro oltre, come dici tu, l’interpretazione di Piccolì e l’interpretazione di Moretti.
    Molto poco per un tema simile. Molto poco per quello che è, ed è sempre stato, il cinema di Moretti.
    Brutto trovarsi il giorno dopo a chiedersi: “ma con questo film… che diavolo voleva dirmi?”

  8. erica -

    Tra lo schifo che fanno gli italiani al cinema… è il film migliore che ho visto quest’anno. Non è il massimo, ma è il migliore. Della serie “voto il meno peggio”, però mentre lo guardavo ero sinceramente presa.

  9. Alberto -

    Non l’ho ancora visto e debbo dire che è piacevole questo friccicore suscitato dal leggere un sacco di cose eterogenee su un film che non si ha ancora visto.
    Salto su di un’altra fune e penso che a volte alcuni film siano più importanti per quello che tolgono, per quello che non danno, per quello che non lasciano. Ci vediamo a Roma, tra un mese.

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